Come le Aziende Famigliari dell’Elettronica Industriale Mi Hanno Fatto Diventare Un Professionista Migliore!

Lo sai che cos’è il Nepotismo?

Ehehe, so che stai pensando “Ehi, Giovanni! Parla come mangi!”… ma vai tranquillo: non mi ha dato di volta il cervello.

E soprattutto, parlo come mangio anche se oggi – ti racconterò una storia un po’antica.

Anzi, ammettiamolo: vecchissima ma… allo stesso tempo molto attuale (purtroppo!)

Comunque, torniamo al Nepotismo: se ne parlava già nel Medioevo e la cosa (una brutta storiaccia) riguardava i Papi.

Che all’epoca, non erano proprio degli stinchi di santi.

Figurati, infatti, che avevano l’abitudine di figliare come conigli e poi – come se non bastasse – di assegnare alla propria prole altissime cariche, terreni ecc… ecc…

Però, proprio per non farla sporca sporca, i figli non li chiamavano figli, ma… NIPOTI!

Da cui la parola Nepotismo, che col tempo è andata a indicare in senso lato la tendenza, da parte di personaggi di potere, a favorire cugggini, figli, amici, amici di amici… e chi più ne ha più ne metta.

Ora. per quanto riguarda i Papi, il Nepotismo ha portato a una situazione di corruzione talmente diffusa, che a un certo punto un papa – stufo marcio delle porcherie che vedeva – finì con l’emanare una bolla (cioè una specie di legge) per stroncare la pratica.

Però ammettiamolo… guardandoci intorno, le cose non sembrano poi tanto cambiate.

Nella politica, ma anche in parecchi rami della vita economica…a partire dalle nostre care, amate PMI: non fanno eccezione le piccole e medie imprese dell’Elettronica Industriale.

C’è poco da fare, magari non c’è bisogno di scomodare parolone come Nepotismo… sta di fatto, però, che le piccole medie imprese tendono a muoversi in un ambito che se non è proprio strettamente familiare, rimane comunque circoscritto (e limitato) alla cerchia di amici e conoscenti.

Non in tutti i casi… ovvio, ma in molti sì. Soprattutto per quanto riguarda la scelta dei collaboratori.

Intendiamoci, questo non è sempre un male! Ci sono i pro e ci sono i contro. Vediamoli entrambi.

I pro… sicuramente ci sono.

Per esempio: qualche anno fa (nel pieno della crisi!), una ricerca basata sui dati dell’Osservatorio AUB (AIdAF-Unicredit-Bocconi) e il Cambridge-Institute for Family Enterprise mostrava che le imprese a conduzione familiare hanno retto bene il colpo, sono toste… toste sul serio.

Un vero e proprio deterrente contro la crisi economica! Un esempio? Il Roe, il ritorno sul capitale, uno degli indici di redditività dell’impresa, per le aziende familiari si è attestato sul 4,7% contro il 2,1% delle aziende non familiari. Questo tra il 2007 e il 2010: anni difficili, come ben sai!

Insomma, c’è sicuramente – nella realtà italiana – qualcosa che rende la famiglia un motore economico fenomenale, oltre che una parte della nostra identità.

D’altra parte, si sa…

A FAMIGGHIA, è la cosa più importante!

Per il nostro senso di Famiglia ci conoscono anche all’estero.

Non è mica un caso, che uno dei film più famosi di Ettore Scola che si chiamava – appunto – ‘La famiglia’ abbia SBANCATO, oltre frontiera!

A livello aziendale, quindi, la dimensione familiare sembra garantire un buon livello di coesione, che fa da scudo contro le tempeste, per la ‘sicurezza’ della successione generazionale (come dicono alcuni esperti) ecc…

Ma anche qui consiglio chiarezza e metodo:

  • chiarezza per i parametri d’ingresso, non si entra in azienda per diritto di nascita ma per meriti acquisiti sul campo
  • metodo, occorre stabilire ex ante (prima) della transizione padri-figli-parenti le regole d’ingaggio, d’uscita, ecc.

In una sorta di Patto Intergenerazionale che consiglio sempre di mettere per iscritto e archiviare ad imperitura memoria.

Ma insieme ai pro, ci sono però anche i contro.

E i contro pesano, almeno tanto quanto i pro.

1) Assumere una persona di famiglia, un amico, un conoscente in genere non è una cosa che si fa solo per fare un favore .

La scelta risponde anche a un preciso criterio di affidabilità. Cioè: assumi il nipote di zia Chicca perché lo conosci, sai che è una brava persona e ti fidi.

Il che non è sbagliato, in linea di massima… se non che la sfera personale non coincide con quella lavorativa.

In Silicon Valley nessuno guarderebbe il tuo CV se non sei “introdotto” da un amico, solo che negli States la presentazione non ha un’accezione negativa come in Italia, perché lì sanno che l’eventuale assunzione sarà su base meritocratica (anche perché se non sei performante …stai a casa il giorno stesso… “you’re fired!”)

Se non l’hai mai visto guardati questa mitica scena di Americani in cui Alec Baldwin al minuto 4’45” spiega perché essere una brava persona non basta per chiudere i contratti:

“ABC: Always Be Closing” – Chiudere sempre i contratti

Dicevamo, il nipote di zia Chicca può anche essere una brava persona, buono come il pane e amarti come la luce dei suoi occhi… ma sul lavoro é comunque una mezza sega!

O comunque, può non essere l’elemento valido che ti serve per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ricordati sempre che la tua azienda, NON é una ONLUS!

Il tuo principale obiettivo, è avere come collaboratori gli elementi migliori che ci sono sul mercato.

2) Se la linfa vitale del business è la competitività, siamo sicuri che una realtà di amici-familiari-conoscenti sia il terreno migliore per stimolarla?

Nossignore!

Un ambiente più pulito da legami emotivi, più limpido e professionale funziona molto, ma MOLTO meglio.

Te lo dice uno che é scappato dall’azienda di “famiglia”

Sai perché?

Unknown

Perché il giusto distacco, evita che scattino ricatti emotivi, gelosie, rivalità.

Perché rivalità e competitività sono due cose parecchio diverse e se la seconda è il motore del successo, la prima è un veleno che ti brucia dentro, una palla al piede che succhia energie e ti fa perdere un sacco di tempo in cazzate inutili al business.

 

 

 

3) Tocchiamo un tasto dolente, che però VA TOCCATO: riduzione del personale. Anzi, chiamiamolo col suo nome senza star troppo a indorare la pillola: licenziamento.

Un episodio luttuoso, (anche qui fidati parlo per esperienza nelle società che ho avuto, mi hanno sempre fatto fare il lavoro sporco, il ‘licenziatore’) un momento che tutti sperano di evitare ma che – come imprenditore – devi mettere in conto, almeno sul piano delle possibilità.

Perché prima o poi può succederti di dover licenziare qualcuno.

E nel caso – credimi – dover mandare a casa Tizio, è una cosa; dover licenziare il nipote di zia Chicca, è tutt’altra storia… con ripercussioni emotive molto più forti!

Una famiglia, è una cassa di risonanza e un’impresa familiare idem.

“E allora? – ti chiederai – Giovanni, dove vuoi andare a parare?

Prima dici che l’impresa a conduzione familiare è il sale della terra e poi mi fai l’elenco dei motivi per cui non funziona?”

Esatto.

Fare una diagnosi corretta è l’unico modo per curare correttamente un malato e rimetterlo in sesto.

Nel caso dell’impresa familiare, ho fatto apposta una distinzione dei pro e dei contro… ed è chiaro che quando ti elenco gli elementi negativi, non lo faccio sparando a zero ma con cognizione di causa.

Non c’è niente di più sbagliato (e di più stupido!) che buttare via il bambino con l’acqua sporca!

Ho molti amici e clienti che hanno aziende famigliari che funzionano molto bene, altri che pur di non lavorare in famiglia si sono fatti finanziare dalle banche per liquidare i parenti, ma la maggior parte delle aziende famigliari che conosco sono troppo incasinate “di pancia” per poter funzionare!

Dal mio personalissimo punto d’osservazione se una persona merita, non ha bisogno di farsi “assumere” dall’azienda di famiglia.

Se hai l’ X factor, trovi la tua strada, le aziende ti cercheranno, non hai bisogno di attaccare il cappello al chiodo dietro la scrivania di papà!

Ai padri che si sentono il “dovere genetico” di lasciare in eredità il proprio regno ai propri figli chiedo:

“Non ti conviene vendere l’azienda prima che i tuoi figli se la mangino fuori?”

Al massimo poi potrai scegliere se finanziare il tuo erede se :

  • vuole fare impresa
  • ha capacità imprenditoriali
  • merita

Se é bravo saprà come sfruttare la sua “condizione privilegiata”.

Se é un coglione puoi sempre lasciargli un vitalizio in modo che non faccia danni a se e soprattutto ad altri (dipendenti, fornitori, clienti, famiglia, ecc.).

In ogni caso ci vorrebbe sempre qualcuno disposto a comprartela l’azienda di famiglia…ma per come l’hai progettata, organizzata e gestita, ti assicuro che nessuno si prenderebbe sulla schiena quel figlio incapace che hai messo a fare il dirigente.

Questo per dirti che nelle aziende familiari non bisogna solo togliere… ma si può anche aggiungere.

INNESTARE – proprio come si fa con le piante – delle novità che aiutino l’albero a portare nuovi frutti.

Aggiungere talenti esterni, privilegiare il criterio meritocratico nella scelta dei collaboratori, potenziare e rinnovare il Marketing… creare un sistema in cui tutto si incastri: in cui ognuno possa far valere il proprio talento.

Al momento sto lavorando con 3 aziende famigliari e pian piano le cose le stiamo sistemando, le nuove leve hanno fame di dimostrare e hanno tutti i fondamentali per fare bene in futuro.

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Se hai un’azienda famigliare e non sai come gestire il Passaggio Generazionale, se ci sono un sacco di “non detti” che senti che stanno rallentando la tua crescita, se non hai mai parlato con un esterno che ti aiuti a vedere le cose con una prospettiva più oggettiva e meno emozionale, allora chiama subito il Numero Verde Gratuito 800 090 272 oppure scrivimi direttamente lasciando i tuoi dati al modulo che trovi qui

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